La piazza

L’uomo con l’impermeabile blu è appena giunto in Place des Invalides. Ha posato a terra la borsa, ha sollevato il bavero della giacca, ha stretto al collo la sciarpa. Poi si è guardato attorno. Ha osservato l’implacabile geometria degli edifici, il Musée des Plans-Reliefs, il Musée de l’Armee, il Musée Rodin, ma non è riuscito a scorgere l’indefinibile morfologia della donna a cui ha dato appuntamento in quel luogo. Si tratta di una donna sfuggente, tanto più sfuggente quanto più ostinata è la realtà delle cose. L’uomo le ha proposto di incontrarsi lì, “in uno spazio preciso” ha detto, come se intendesse alludere alla necessità di un sentimento più chiaro, più netto, più tangibile da parte sua. La donna non ha replicato nulla ma il suo silenzio è sembrato dubbioso, come se ritenesse quella precisazione fuori luogo.

Adesso l’uomo guarda gli edifici che bordano la piazza e si domanda se quegli androni, quei porticati, quell’alternanza di pieni e di vuoti non abbia a che fare con l’assenza della donna. La sera inizia a sfumare i colori e anche la sua sicurezza pare vacillare con la luce, come se il ritardo di lei stesse diventando l’imbrunire di lui, il tramontare della sua idea di mondo. L’uomo afferra la borsa, muove qualche passo in direzione del Quai d’Orsay, si gira verso destra, poi verso sinistra e alla fine decide di attendere ancora un po’ in mezzo alla piazza, in modo che la donna possa vederlo svettare, paradigma della solidità dell’uomo. Ed è infatti in quel modo che ella lo vede e all’istante lo sfugge. Ha timore della vacuità di quel gesto e del rigore di quell’uomo da solo.

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La telefonata

Oggi il Signor L. è inquieto. Da giorni attende una telefonata. Sa bene che non vi è alcuna probabilità di riceverla ma egli ugualmente la aspetta.
Ha deciso di trascorrere qualche giorno sulla spiaggia di Le Lavandou anche per questa ragione. Per interporre una certa distanza tra lui e quella telefonata. Per fare in modo che lo squillo, se mai dovesse risuonare nella sua tasca, lo colga lontano da casa e dunque lo sorprenda. Analogamente, egli ha scelto di allontanarsi da Parigi proprio per non rimanere frustrato dalla mancanza di quella conversazione, auspicando che il silenzio della realtà possa stemperarsi in mezzo al verde e riempirsi di altre voci: il conto delle rondini, il fruscio delle canne, il gorgogliare del mare. Ma il tranello che ha teso a sé stesso purtroppo non è riuscito a confonderlo e l’uomo continua ad andare su e giù, attento a ciò che gli manca e indifferente a ciò che sta attorno a lui. Lo sguardo è accigliato, la mano tormenta lo smartphone all’interno della giacca e la sua espressione tradisce la consapevolezza che di ora in ora si è fatta strada dentro di lui. Non c’è più niente da fare. Quella telefonata non arriverà.

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La plage

Il signor L. osserva la spiaggia di Le Lavandou. Un vento leggero sta scuotendo le palme e la luce scintilla ovunque, come non vi fosse altro in questo angolo di mondo. Sui baffi delle onde. Sulle foglie degli eucalipti. Sul profilo di Porquerolles. E’ tutto uno baluginare. Un dialogo tra una luminosità e un’altra. Un riflesso che comunica con un altro riflesso e riceve da questo risposta, come vi fosse un’intesa tra i due, un patto a distanza per raccontarsi il cinguettio degli uccelli, il dondolare del mare o il rinforzare del vento. Il signor L. non riesce a decifrare il codice con cui la natura rivela sé stessa e sente di essere in balia di questo vedere e non sapere, di questo intuire e non capire, come se il dono umano dell’intelligenza lo escludesse dalle cose e gli impedisse di comprenderle. Disteso sulla sabbia senza fare nulla, si ricorda certi film che guardava alla televisione da piccolo e rivede sé stesso nella diligenza che attraversa il deserto, ignara del pericolo rappresentato dal riflesso degli specchi sulla cima dei monti. Egli dunque non sa se quel riverbero segnali una minaccia che incombe o se sia nella natura delle cose luccicare, come per esprimere in quel modo la gioia di essere sfuggite al nulla. Anche lui è grato al nulla per avergli lasciato la briglia lunga e auspica che non si penta troppo presto della propria scelta. Ha voglia di baluginare ancora un po’, fino a quando la sua luce non si spenga.

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Il cuore

Oggi il suo cuore batte forte. Anche ieri. Anche il giorno prima. Un battito scandito dai tasti del pianoforte. Un volto. Poi un altro. Poi ancora un altro. Dopo di nuovo il primo. Un alternarsi di facce che finisce per ricondurlo ad un’unica faccia, sempre quella. La prima. Sarebbe meglio ballare, adesso, lasciare che il corpo smetta di immaginare e si liberi.

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Flowers

Poi ci sono i momenti in cui tutte queste bocche si confondono in un’unica bocca, in un essere polimorfo che avvolge il signor L. e lo riempie di voci, di parole, di storie. Quelle della signora A, quelle di Damien, quelle della signorina S., quelle di Enora. Allora ci vuole un momento di pausa, una cosa piana, semplice. Ci vuole un tavolo sgombro e un mazzo di fiori.

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Loving

In analogia al vuoto che deve il suo esistere alla naturale tendenza della materia prima a rarefarsi e poi a dilagare e a riempire, e più in generale in ossequio al principio per cui ogni cosa tende a trasformarsi nel suo contrario, il signor L. si è gettato tra le braccia di tutti, appena giunto a Parigi.
Ha cominciato con il profumo di jacaranda di Damien, in tarda mattinata, con quel suo sguardo chiaro e acuto e quel sapore di vaniglia e caffè che gli ricordano sempre le alture sopra Rio de Janeiro e l’azzurra vastità dell’orizzonte. E poi con il piacere della complicità maschile e con l’assenza di regole che si può praticare in quel modo, con fatalità e leggerezza, soltanto tra uomini.
Nel primo pomeriggio ha incontrato Enora, la ragazzina conosciuta nella libreria italiana di rue du Roi de Sicile qualche mese prima di partire per Schiermonnikoog. Lei ha spalancato gli occhi quando lo ha visto nella cornice blu della sua porta, come si trattasse dell’introvabile libro di Carulli che li aveva fatti conoscere. Poi gli ha sorriso e gli ha detto vaffanculo entra, era proprio un peccato fossi sparito in quel modo.
La sera ha cenato con la signorina S., la creatura mutante che lo ha trascinato in un luogo senza ritorno, e le ha raccontato le ragioni che lo hanno tenuto lontano da Parigi e quelle che lo hanno indotto a rientrare. Lei gli ha parlato del suo nuovo lavoro al Theatre des Amandiers, dei ragazzi della compagnia e di una certa nostalgia per l’Arsenal di Metz che il signor L. non è riuscito a comprendere bene. Hanno chiacchierato a lungo. Poi lei gli ha sfiorato la gamba e finalmente è iniziato il loro vero discorso.

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Love

Dunque adesso si sta consumando l’allontanamento. La sabbia sta diventando onda, l’onda si allontana dal traghetto e frange sulla spiaggia, la spiaggia si confonde con il sibilo del vento..
Il signor L ha provato a scomparire tra i pescherecci e capodogli ma il mare lo ha risbattuto a terra, gli ha intimato di riprendere a sanguinare come tutti gli altri e adesso sta ritornando sulla terraferma per farlo.
Tra poco saranno strade, incroci, distributori di benzina, svincoli autostradali, complessi residenziali sorti alla periferia delle città, poi città, chiese, locali densi di odori, e ancora uomini e donne e facce e parole. Quella è la frattura dell’uomo. Quello è il luogo dell’odio e dell’amore.

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