Figli delle stelle

La cliente sta arrivando a grandi passi lungo Rue du 4 Septembre, la vede scartare tra le foglie secche ammucchiate davanti agli uffici di Cortal, un’immagine composta e ricomposta dalle ombre ricurve dei rami, si tratta della seconda visita, quella che dovrebbe compiere la coscienza, la consapevolezza delle cose, il risultato dalla dialettica tra i desideri e i fatti. Ma è un’illusione come tante, è sempre l’istinto a decidere  la cuccia del cane. Il signor L. è in attesa all’esterno del Caffè Illy, davanti alla fermata del metro, e ascolta una vecchia canzone italiana che gli ricorda le estati al Lido, un costume a quadretti bianchi e rossi, la frittura di totani da Francesco e l’odore della crema solare mescolato a quello della resina degli alberi. La canzone racconta un sentimento che il signor L. non ha mai provato, il languore di due figli delle stelle che si incontrano e già sanno che si perderanno nel tempo, figli della notte che gli gira intorno. Egli è uomo concreto e non concepisce alcun avvicinamento così come non concepisce alcun addio e men che meno un addìo già destinato dal fato. Al signor L. pare che nello spazio vi siano soltanto relazioni funzionali, campi di forza nei quali si entra per una necessità fisica e dai quali si esce per il venir meno di quella stessa necessità o per il prevalere di una necessità nuova, che prima non si era manifestata o non era sufficientemente vigorosa. Ma il brodo di coltura di tutto questo va comunque individuato nel nulla, nel vuoto primigenio che ha preso a bollire molto tempo fa e adesso pare sul punto di esplodere. Ma mentre egli veleggia nel silenzio della propria pentola a pressione viene interrotto da un sibilo altalenante, si tratta della cliente che gli è giunta davanti e ha cominciato a parlargli.

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4 risposte a Figli delle stelle

  1. arielisolabella ha detto:

    La capacità’ empatica del Sig L non è’ neanche canina figuriamoci umana

  2. arielisolabella ha detto:

    Magari più’ simile al criceto 🙂 ..

  3. L. ha detto:

    O al pappagallino?

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