Postmodernità

Il signor. L. sta attendendo la signorina S. davanti all’imbarcadero delle Zattere, evidentemente vuole rendere più riconoscibile la violazione dello statuto sociale che egli compie non appena se ne presenta l’occasione, oppure riverbera a tal punto con se stesso da ignorare il pericolo che qualcuno vada a riferirlo a sua moglie. Mentre attende lo sbarco della creatura perfetta, egli ne approfitta per inviare una mail ad un cliente parigino, annullando dunque la distanza tra la città in cui lavora e quella in cui trascorre il fine settimana. Il signor L. si chiede se questo annullamento temporaneo non abbia l’effetto di ricongiungere due luoghi la cui distinzione è ritenuta da Lyotard l’emblema della soggettività postmoderna o se invece questa ricongiunzione sia reale e affondi le sue radici nella mediazione simbolica offerta, in questo caso, dalla tecnologia. Dunque delle due l’una: o la sua esistenza è composta da frammenti che non sono integrabili in una narrazione compiuta e unitaria e dunque la narrazione che egli ha elaborata è falsa, oppure i suddetti frammenti sono integrabili in un modo via via diverso a seconda del medium utilizzato per integrarli e dunque il racconto che ne deriva non è mai vero ma ogni volta è contemporaneamente vero e falso. Egli è perplesso, altre email appena pervenute da diverse parti del mondo gli confermano che sta agendo in altri luoghi, che lo sta facendo conformemente alle stesse regole che segue nella sua città, che vi è unità linguistica e semantica, e che dunque non può dirsi che in lui non vi sia una polpa omogenea, come quella dell’albicocca. Egli è il signor L., l’uomo con il giaccone di panno blu a cui si sta avvicinando la creatura iperfemminile appena scesa dal vaporetto, che lo abbraccia con entusiasmo e gli parla con voce profonda da maschio.

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Una risposta a Postmodernità

  1. arielisolabella ha detto:

    Mi sembra di stare in un quadro di Balla.

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