Village Royal

La mattinata è trascorsa rapidamente. Il sopralluogo al cantiere del palazzo di rue Eugène Manuel, la conferma dei materiali per finire le scale, poi il pranzo con la signorina M, sua segretaria, al Village Royal, vicino alla Madeleine. Il signor L. ha sorseggiato il caffè, ha pagato il conto, poi è salito al piano superiore per lavarsi le mani. Egli detesta le mani sporche, le lava spesso durante la giornata, si tratta di un riflesso corticale che conferma le tesi di Guattari riguardo capitalismo e schizofrenia. Prima di arrivare al bagno, sulla destra del bellissimo corridoio color graffite, c’è una porta dipinta di nero che normalmente è chiusa. Ma oggi la porta era spalancata e così il signor L. ha potuto osservare Marcel, il cameriere fru fru del Village, completamente nudo. Nudo come un verme, si potrebbe dire. Non la nudità assoluta di cui parla Desmond Morris, né quella fotografica de “l’Uomo al bagno” di Caillebott, piuttosto una nudità senza corpo, alla Mapplethorp, dove l’uomo non è più biologico ma plastico, greco, astratto. Marcel è fatto così, il signor L. lo ha imparato frequentando il locale, ma non aveva mai avuto occasione di osservarlo al di fuori dei suoi abiti.

Benché abbia una suocera napoletana, il signor L. non ama il gesto esagerato né il prendere possesso dello spazio in modo teatrale, preferisce un approccio più sottile ma più brutale, uno sguardo più attento alla frammentazione e alla mutazione, egli ricorda le esperienze di Vito Acconci, di Orlan, di Cindy Sherman e da ultimo di Matthew Barney, ama i corpi nei quali la volontà e la visione si sono mescolate con l’imperfezione. Le forme della signora S., per fare un esempio, sono il ciglio ove egli si sporge su uno dei misteri dell’uomo.

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14 risposte a Village Royal

  1. Irina ha detto:

    Questa cosa è la cosa più bella che lei abbia scritto in questo posto, signor L.
    I miei complimenti.

    (non è vero che arroscisce e anche se lo fa, non si vede a occhio nudo,
    completamente nudo.

  2. Irina ha detto:

    La prego di chiudermi la parentesi, prima di uscire.

  3. (L) ha detto:

    Il signor L. arrossisce internamente, signora Irina, egli è avezzo a utilizzare la metamorfosi e l’ipocrisia come un carapace, ma, nel suo cuore di tartaruga, gongola. Di conseguenza tiene aperta la parentesi.

  4. m. ha detto:

    Un tributo a quell’immagine fru fru, mutuata dalla plasticità dei corpi cui accenna attraverso il lavoro di Mapplethorpe, lo sintetizzerei in due materiali, il nero assoluto e lo statuario di Carrara. Avendo disponibilità, perfetti da cantiere.

  5. (L) ha detto:

    il signor L. ricorda il nero perfetto utilizzato da Jean Nouvel a Blois, molti anni fa, nella sede della Poulain. Egli non sa se è ancora di moda o non lo è più, egli sa che è insostituibile, ragion per cui continua ad usarlo e ad amarlo molto. Il Carrara lo usa poco, ha avuto qualche problema in passato con trasportatori e posatori, adesso preferisce il Pentelico, purtroppo costoso e difficile da trovare.

  6. m. ha detto:

    ‘Quei banditi di Carrara’ come dice il mio marmista 🙂

  7. (L) ha detto:

    il suo marmista è un bel filone, come si suol dire 🙂

  8. (L) ha detto:

    Il signor L. non sa dire quali sono i contorni del suo mondo e a volte non sa se questo mondo esista o no.

  9. plumette ha detto:

    “Le forme della signora S., per fare un esempio, sono il ciglio ove egli si sporge su uno dei misteri dell’uomo.” Mi piace molto.

  10. (L) ha detto:

    Il signor L. scriverà ancora della signora S. e del mistero della sua metamorfosi.

  11. arielisolabella ha detto:

    Voyeur esteta curioso ma composto.uhm..

  12. L. ha detto:

    Sempre composto, il signor L., come se non ci fosse 🙂

  13. arielisolabella ha detto:

    Qualcuno lo scambierebbe per un elemento D arredo.lo tradisce il profumo.

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