La cena

Lo ha chiamato due giorni fa, lui era appena rientrato da Lipsia dove aveva visitato alcuni edifici art déco. Il pretesto era costituito dalla causa che un suo cliente aveva intentato al costruttore di un immobile in avenue des Chalets, a Saint Cloud. Gli ha chiesto alcuni chiarimenti tecnici. Lui è stato cortese e le ha illustrato nel dettaglio i procedimenti che di solito vengono utilizzati per realizzare le coperture e le probabili ragioni dei vizi lamentati dal suo assistito. Lei è stata come al solito seducente. Si sono dati appuntamento per la cena, ieri sera, da Senderens, in place de la Madeleine. Il signor L. ha prenotato un tavolo nella stanza con il camino, ella ama il fuoco, lo possiede.
La signora A. è sempre bellissima. Alta, bionda, sottile. Ella tradisce il marito ora con il signor L. ora con un politico di medio livello che salta con una certa maestria da una barca all’altra, pur non avendone il fisico. Rendersi oggetto del desiderio maschile appaga l’immagine che ha di se stessa ma, al contempo, la costringe all’inquietudine, alla sofferenza, e dunque la rende doppiamente desiderabile. Il signor L. ha un debole per l’infelicità femminile, un vuoto che, nel suo narcisismo, si sente chiamato a riempire.
Hanno cenato, hanno sorriso, hanno condotto una conversazione leggera e ironica che rinviava al dopo più di quanto concedesse al momento. L’attesa si è prolungata con un dolce croccante al profumo di ginger e di limone amaro e un Sauternes Esquisse de Nairac del 2004 che la signora A. ha assaporato con un mugolio, come si trattasse già del signor L.. Poi, nel taxi che li conduceva al n. 19 di Rue Beautreillis, è stato solo un frugare, slacciare, disfare, stringere. Sono spariti dentro il portone di casa, come due sonnanmbuli perduti nel notturno e nell’indecifrabile.

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13 risposte a La cena

  1. Plumette ha detto:

    L’infelicità femminile è una trappola Signor L.
    Si trova ancora a Parigi?

  2. L. ha detto:

    E’ la cosa più attraente degli esseri umani, l’incompletezza, lo spazio che rimane dal colmare.
    Sì, Parigi, Piumina, il luogo dell’io. Lei, in quale luogo metafisico si trova?

  3. Plumette ha detto:

    Signor L. devo cominciare ad appellarmi a “chi l’ha visto”? Devo controllare i cieli?

  4. L. ha detto:

    In effetti il signor L. è un tantino svagato, ieri sera si è immerso a lungo nei lavori di Kounellis e oggi fatica a ritrovare le proporzioni abituali, si sente fuori scala, non sa dire se sopra, sotto o a parte. La piumina e il piumino stanno bene?

  5. Plumette ha detto:

    Che bella la parola “svagato”. La piumina fluttua attorno ad un piumino in piena otite con febbre altissima e grande attitudine alla teatralità. Ieri sera, per esempio, ha impiegato solo tre quarti d’ora per somministrargli una dose piccola piccola di antibiotico.

  6. L. ha detto:

    Alla piumina sembrerà strano, ma il signor L. rimpiange quando la sua piccola era malata e poteva occuparsene. La febbre alta la rendeva simpaticamente loquace. Oggi, per prendersi cura di lei, il signor L. deve fingere di non farlo.

  7. Plumette ha detto:

    No non mi pare stano: piuma sa che rimpiangerà questi momenti 🙂

  8. L. ha detto:

    Lo riempia di baci, il cucciolo, che è la cura migliore per l’otite. Faranno bene anche a lei. 🙂

  9. Plumette ha detto:

    Si lo faccio anche quando non è ammalato., anche se ultimamente mi intima l’alt quando ci sono i suoi amici della banda bassotti. E lì mi devo contenere … 🙂

  10. Cecilia ha detto:

    Ci sono passaggi che lasciano presagire coincidenze, quasi fossero treni lenti.
    La signora A. possiede il fuoco, il Signor L, le parole.

  11. L. ha detto:

    Treni che si avvicinano, paiono finalmente scontrarsi, poi scartano improvvisamente e scivolano via, uno a fianco all’altro.

  12. arielisolabella ha detto:

    Siamo i costruttori migliori ed infaticabili delle nostre prigioni.sopra tutto quelle Dell anima.

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