Microchip

Alcuni giorni fa il signor L. si è recato a Lipsia dove, oltre ad aver visitato inutilmente alcuni edifici, ha avuto modo di passeggiare lungo gli spazi assolati del museo di Hufnagel e Rafaelian osservando le opere di Neo Rauch, di Werner Tübke, di Tilo Baumgärte, di Annette Schröter e dei principali esponenti della corrente neofigurativa che ha preso il nome dalla città. Si tratta di artisti della sua generazione che hanno rivisto gli stilemi della tradizione sovietica conducendo riflessioni piuttosto interessanti sul monopolio visivo delle immagini e sul rapporto tra narrazione e falsificazione, riflessioni che egli ritiene sarebbe utile avviare anche nel suo paese d’origine.
Ne ha parlato la sera con il signor A., un giovane amico che vive lì occupandosi di neurolinguistica presso l’omonima facoltà ed è impegnato in un lavoro di ricerca finalizzato a comprendere come il cervello umano memorizzi le sequenze sonore e come, a partire da queste, costruisca variazioni o ricorrenze. Il signor A. sosteneva che tra una ventina d’anni buona parte dei segnali elettrici che sono alla base dell’intelligenza umana verranno raccolti in un apposito microchip che li interfaccerà con i dispositivi che formeranno il corpo esteso del soggetto, protesi, computer, mezzi di trasporto. Tali segnali potranno essere gestiti in entrambi i sensi, dall’interno verso l’esterno, per realizzare ciò che il cervello sta immaginando, e dall’esterno verso l’interno, per fare visualizzare al cervello quello che la realtà sta producendo. Il signor A. ha concluso riferendo della difficoltà prodotte dai sentimenti, probabilmente per lamentare certi comportamenti passati del signor L. che sono sfuggiti ai suoi paradigmi interpretativi. Trattandosi di un bel ragazzo, il signor L. ha fatto un pensierino riguardo la reiterazione di tali comportamenti ma poi ha preferito desistere nel timore di finire cavia in quegli oscuri esperimenti.

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7 risposte a Microchip

  1. L. ha detto:

    In effetti il progresso della scienza apre prospettive affascinanti anche se, ad essere sincero, il signor L. si contenta delle sue mutanti amicizie parigine 🙂

  2. PIMPRA ha detto:

    … Non mi piace.
    Non vorrei mai veder prodotte in vitro le mie … fantasie… 😉

  3. elinepal ha detto:

    Processi inevitabili. La variante emotiva però destabilizza…

  4. L. ha detto:

    Pimpra – E’ interessante l’idea che le proprie fantasie possano non essere più proprie ma generate dall’esterno, soprattutto perchè già oggi probabilmente è così.
    Elinepal – anche il signor L. ritiene che la modernità sia inevitabile e vada affrontata come un bagno in mare, lasciandosi avvolgere dalle onde.

  5. Gildo Priblic ha detto:

    M. ha un figlio che guarda altrove, mette a fuoco un poco dopo e guarda oltre. Oltrepassa i corpi e i loro sentimenti, non li attraversa perché non li vede ma ne percepisce la distanza. W., figlio di M., non sa il suo nome perché sente altri chiamarlo diversamente e quando M. lo chiama W. distoglie lo sguardo. M. deve accompagnare W. per mano, dovunque, perché W. tende ad andare oltre i suoi stessi passi per raggiungere quello che riesce a vedere. Solo oggi so che M. ha scoperto la sottile differenza tra lui e W., guardando lo schermo del Mac e poi osservando le proprie dita digitare l’iniziale dei loro nomi. M e W sulla tastiera sono lo stesso tasto messo all’inverso, sullo schermo hanno diverse identità: questo la dice lunga sullo sciabordìo dell’onda lungo le rive del mare.

  6. L. ha detto:

    Gildo Priblic è sublime, il signor L. non aveva dubbi.

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