Martine

La ragazza adesso è seduta sul treno che la riporta verso casa, a Saint Denis, dove vive con un compagno che ne subisce le mancanze, le debolezze, le assenze, ma ne apprezza i voli e i respiri. Ella sta ricontrollando sul tablet alcuni dettagli delle boiserie da realizzare nell’immobile di rue Eugène Manuel e non è per niente convinta che una finitura translucida metta adeguatamente in evidenza la spaccatura che ha ideato quale custodia per i libri più preziosi del suo committente. Ne ha discusso inutilmente con il titolare dell’impresa costruttrice ma è un uomo troppo innamorato di sé e del suo punto di vista per rendersi conto che la polverosità cui lei accenna somiglia alla polverosità del pensiero, alla muta solitudine dei concetti, all’afonia dello spirito. Quell’uomo pare non averlo, uno spirito, ha estetica, ha forma, ma non sa cosa sia la mancanza di voce, l’impossibilità di esprimere il disordine e di dargli un ritmo. Si vede che non è mai stato solo.
Martine sta ascoltando il pulsare della batteria della Mark Lanegan Band e sa bene che quel tappeto ininterrotto di colpi non può nulla contro il silenzio che occupa ogni angolo del suo corpo e che solo una conversazione con il compagno o la visione di un bel progetto sono in grado, a volte, di riempire e di far diventare suono. Gli edifici della periferia di Parigi scivolano silenziosi alle sue spalle, come ha fatto il suo cuore, perduto in un giorno lontano e mai più ritornato suo.

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8 risposte a Martine

  1. utentemutante ha detto:

    Il cuore sa rigenerarsi. Gli serve solo un donatore sano, disposto a perdere il suo. Per sempre.
    No surrender.
    N.

  2. L. ha detto:

    Lei ha ragione, è vero, il trapianto di cuore ha il merito di ridonare le vita, perlomeno temporaneamente. Che poi il donatore possa essere sano, beh quello è più difficile 🙂

  3. Gildo Priblic ha detto:

    There’s a riot in my house/Chaos is blossoming/Run and hide little mouse/Go on and get yourself togther/When burn outs by the score/Strung out in metal cages/See technicolor pour/From every laceration/I realize that i’m slowly coming down with you…

  4. L. ha detto:

    Felice che anche Gildo Priblic apprezzi Mark Lanegan, c’è un cuore rock comune. Come va l’inseguimento?

  5. dorotea ha detto:

    In queste parole risuona la scuola di Georges Perec. Mi piace.

  6. L. ha detto:

    Lei ha centrato esattamente uno dei punti di ingresso delle vicende del signor L. , grazie 🙂

  7. Jihan ha detto:

    nel mezzo del viaggio, ho capito di non voler scegliere uno spazio a caso e faccio una sosta qui. c’è un invenzione letteraria così potente da influenzare il tono e la forma di tutti i commenti, che si adeguano col sorriso all’imitazione del vero. Nulla come la narrazione in terza persona ci rende liberi e vi trovo addirittura, diverse volte, il se al posto del sé (mai sottovalutare la portata di significazione simbolica di certi refusi): l’ipotesi di se stessi è più vasta e profonda dell’io. impossibile non seguirti, da ora in poi..

  8. L. ha detto:

    Il signor L. deve rassegnarsi, una volta di più, a cedere sul tema del controllo. Non cede abbastanza, evidentemente. Oppure cede e non è consapevole di farlo. O ancora cede ma non del tutto. L’acuto sguardo della signora J., addirittura appuntito, ha colto perfettamente nel segno. Quel se al posto del sè spalanca una porta. Si accomodi, dunque, benvenuta, venga.

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