La replica dell’architetto Priblic

L’architetto Priblic, dalle montagne serbe in cui si trova, ha trovato modo di replicare a quanto il signor L. sosteneva riguardo lo spazio, mancando però di citare Georges Perec e rinviando inutilmente ad ammiratrici diverse dalla signorina S. la quale parla, peraltro, uno splendido francese, essendo essa stessa francese. In ogni caso si pubblica integralmente quanto pervenuto dall’est.
“Signor L, mi tratterrò dal dilungarmi. Mi consta, però, ricordarle che il 27 ottobre del 1936 nella sede della Reale Accademia d’Italia, in Roma, dopo aver gustato un pranzo offerto dalla Fondazione Alessandro Volta, il cinquantenne Eberhard Hanfstaengl – già difficile a scriversi, figurarsi a pronunciarlo – alle ore 16:04 diede il tocco d’inizio, facendo tintinnare una campanella d’argento, della quarta seduta del convegno di arti che l’onorevole Marcello Piacentini aveva voluto tenere per celebrare gli onori dell’ardimento culturale fascista nel quattordicesimo anno dal suo inizio. Piacentini avrebbe voluto essere lì, ma la sua relazione venne letta dal grigio Romano Romanelli, scultore, che più fascista di lui, almeno nel nome, non se n’era trovati in giro. Relazione lunga, prosopopeica e altisonante che avrebbe dovuto stendere al tappeto, con ko tecnico, il cinquantenne, o quasi, Charles Edouard Jeanneret. Le risparmio i ragionamenti piacentiniani sulle “tendenze dell’architettura razionalista in rapporto all’ausilio delle arti figurative”, non le risparmio, invece, il finalino di Le Corbusier che disse: “Je conclus: l’architecture est une activité s’étendant à toute construction assujettie aux lois de la vision. La société est criminelle si elle édifie des constructions ne servant à rien ou servant mal les besoins des usagers. Je ne comprends pas ce que les arts figuratifs ont de mission impérative en cette affaire. Je dis: l’architecture n’en a nul besoin.” Applausi moderati e svenimenti plateali. Sarà mia cura rinviare questa discussione dopo che avrò tradotto in una lingua nota anche ad altre sue ammiratrici l’intero testo e vedrò di far pubblicare per i tipi di un editore a noi due noto. Cari saluti.”

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