Masterplan

Il signor L. ha trascorso di recente alcuni giorni a Londra, vuoi per partecipare al private view della mostra di un amico in una galleria di Kensington e vuoi per iniziare a smantellare l’operazione finanziaria che ha avviato subito dopo le elezioni italiane e che gli ha consentito lauti profitti. La Fed sta cambiando politica monetaria ed è ora che i suoi capitali rientrino nel suo core business.
Passeggiando per Chelsea, Kensington, Earls Court e soprattutto facendo il running mattutino lungo il Tamigi, il signor L. ha avuto modo di osservare la fioritura di edifici che sta trasformando l’inconfondibile skyline londinese in un confondibile skyline qualunque, senza che vi sia un disegno generale che delinei la transizione tra la Londra novecentesca e la città che sarà. Sarà quel che sarà, sembra.
In realtà pare che sia proprio il non progetto, la non composizione tanto cara a Deleuze, a costituire la struttura di fondo di questa metamorfosi. A riprova di una certa dissonanza tra capitalismo e bellezza.

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19 risposte a Masterplan

  1. dorotea ha detto:

    Se ne parlava qualche tempo fa con un’amica che in Europa c’è di strano che più si viaggia di città in città, più tutto finisce per sembrare intrinsecamente simile.

  2. xxlucreziaxx ha detto:

    Povera la nostra Londra, con quei begli edifici a mattoncini ed i vecchi comignoli.
    Non ho mai amato la modernità,
    almeno esteticamente parlando.

  3. arielisolabella ha detto:

    Una disgrazia più’ grande della globalizzazione necessita’ evocare la peste….

  4. L. ha detto:

    La globalizzazione del denaro implica la globalizzazione delle forme. Ci si aspetterebbe da Londra una certa resistenza, un certo orgoglio estetico, ma ahimè…

  5. Jihan ha detto:

    [ho solo qualche secondo e solo adesso fino a domani almeno, ché ho una nuova casa senza telefono e adsl (meraviglia!)]
    [i disegni generali si sono già dimostrati assai fallimentari, mio caro L.]

  6. L. ha detto:

    Il signor L. desidera citare le vicende di Drocfult il vichingo narrate da Borges, per dire che la civiltà è una scelta che tradisce il fuoco e il sangue. Peccato che lo sguardo di Borges, che ha potuto ammirare Roma, non si sia posato anche sulla meraviglia di Brasilia.

  7. Gildo Priblic ha detto:

    L. metta l’episodio di “Profumo di donna” (a cui mi pare lei si stia abituando) in cui Gassman affacciandosi su Napoli ha il privilegio di respirarne l’aria fino a dire: “Napoli… la città più a nord dell’Africa”. Le mancano gli Appennini?

    • L. ha detto:

      Al signor L. probabilmente manca più Napoli o Reggio Calabria, che gli appennini. I masterplan delle città del sud sono concettualmente molto più interessanti rispetto a quello londinese. Anche narrativamente.

  8. Edoardoprimo ha detto:

    Ritengo che la canzone citata dia un vero senso a ciò che ha voluto dire nel post.
    Tuttavia, Il signor Edo desidera citare un pensiero di Michelangelo Da Pisa, recita: “E’ il denaro la malattia più diffusa, il 99% delle tue scelte, dei tuoi pensieri, dei tuoi sogni ne è infettato. Il restante 1% può essere comprato”.
    Cordialmente, Edo

  9. keewisback ha detto:

    io li odio quelli che si muovono senza progettualità.
    (…E naturalmente, spesso, anch’io rientro in questa infima categoria -.-)

    • L. ha detto:

      Si tratta di progettualità individuali, nel caso specifico, non collettive. Visioni un po’ troppo ristrette, forse, per la vecchia capitale del mondo.

      • keewisback ha detto:

        c’è anche da dire che Londra dell’800 era orribile ed è diventata più bella nei secoli.
        Forse era ora di imbruttirla un po’.
        Massì…. venti/trenta palazzoni messi a caso qua e là e les jeux sont faites.
        – maledetti -uomini stupidi che siamo –

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