Penombra

“Questa notte, adesso, è calata all’improvviso, con un crepuscolo effimero che è durato un soffio, e poi è diventato tutto buio. Ho ancora soltanto questo breve spazio di tempo e poi non esisterò più. O meglio, ci sarò, ma sarà come se non ci fossi, perché sarò altrove, anche qui, dove siamo stati insieme, e poi dappertutto, in tutti i luoghi della terra, sui mari, nel vento che gonfia le vele dei velieri, nei viaggiatori che attraversano le pianure, nelle piazze delle città, con i loro mercanti e le loro voci e il flusso anonimo della folla. È difficile dire come è fatta questa penombra, e che cosa significa. È come un sogno che sai di sognare, e in questo consiste la sua verità: nell’essere reale al di fuori del reale. La sua morfologia è quella dell’iride, o meglio delle gradualità labili che già non sono più mentre sono, come il tempo della nostra storia. Mi è dato di ripercorrerlo, questo tempo che più non è mio e che è stato nostro, ed esso corre svolto all’interno dei miei occhi: così rapido che io vi scorgo le stanze ed i luoghi che abbiamo abitato, i momenti che abbiamo diviso, e anche le nostre parole di un tempo, ricordi?, parlavamo di un piccolo albergo in riva al mare a Biarritz, di una bottiglia di champagne bevuta sulla spiaggia, e poi ancora della curva di Opicina e delle strade di New York, di un risotto cucinato per te con addosso soltanto un grembiulino, di un hair stylist creativo e di un lavoro alle Nazioni Unite. Ma tutto questo che mi passa dentro agli occhi, e che io pure decifro con esattezza minuziosa, è così rapido nella sua inarrestabile corsa che è solo un colore: è il malva del mattino sull’altopiano, è lo zafferano dei campi, è l’indaco di questa notte di giugno, mentre torno a casa dopo una serata con Francesco, con la luna appesa all’albero sullo spiazzo di fronte agli Spadons, l’odore forte della terra e l’immagine del tuo seno sinistro, che ho amato con maggiore intensità, e la vita era qui, placata e scandita dagli animali del cortile, e quelli sono stati i momenti migliori di tutti i momenti, perché sono stati momenti liquidi, come la polpa di un’albicocca.
Nel tempo di questo infinito minimo, che è l’intervallo fra il mio ora ed il nostro allora, non ti dico addio ma un dolce arrivederci ad un tempo che non so. Ho appena parcheggiato accanto al mais e sto fumando una sigaretta, come quando aspettavo che i fari della tua auto sbucassero dalla curva, come quando aspettavo il momento di stringerti a me.”

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10 risposte a Penombra

  1. Jihan ha detto:

    santi numi, è come se ci fosse un’associazione a delinquere dei ‘miei’ blogger intesa a scartavetrarmi il cuore. se continuate non sopravvivrò.

  2. L. ha detto:

    Grazie per il “miei”. Sopravviverò, sopravviverà. 🙂

  3. Edoardoprimo ha detto:

    […] e l’immagine del tuo seno sinistro, che ho amato con maggiore intensità… quelli sono stati i momenti migliori di tutti i momenti, perché sono stati momenti liquidi, come la polpa di un’albicocca.
    Bello questo passaggio
    Edo
    piesse signor L, io al posto dell’albicocca avrei messo l’anguria. 😉

  4. L. ha detto:

    Adesso che è trascorso del tempo se ne potrebbe parlare dell’anguria 🙂

  5. tantopercantare ha detto:

    Credo sia l’unico caso in cui avrei preferito leggere qualcosa di destra.

  6. L. ha detto:

    In effetti il signor L. si incantò 🙂

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