Cerimonie

Qualche sera fa il signor L. e la signorina S. condividevano i loro corpi con un’altra decina di persone in un lussuoso appartamento di Rue de Bretonvilliers, nell’Ile Saint Louis. Il crepuscolo si era posato da poco su Parigi e il lungosenna, i ponti, i boulevard, le strade, i vicoli, tutto era punteggiato di luci, piccole cellule iridescenti che parevano alimentare il corpo della citta, come vene e arterie alimentano il corpo dell’uomo. Il sangue fluiva in lui come gli uomini fluiscono nella metropoli e il signor L. si chiedeva la ragione di quel disporsi con gli altri, di quel mescolare la carne con altra carne come se la materia avesse bisogno di altra materia per issarsi fuori dall’abisso ed esistere. Dunque è un principio di contiguità, quello che ci rivela, ha pensato. Oppure è il gesto primitivo del toccare che ci sottrae al nulla e ci inizia all’esperienza dell’altro e di conseguenza a noi. O ancora è il tafferuglio che il caos ingaggia con se stesso per darsi una forma e costituirsi in cosmo, a riverberarci dentro e a imprimerci una direzione.
Ancora oggi il signor L. non sa esattamente di che cosa si tratti sebbene egli sia certo che quel corpo, quell’altro, quelle mani, quell’altra bocca, quel torace, quell’altra schiena, tutta quella materia è vera ed è irrevocabile e che solo a partire da lì può avere inizio il discorso che fa di quella carne una persona. Ma si tratta di un discorso iniziato centomila anni fa e che oggi è diventato talmente fitto, talmente denso, talmente continuo da rendere superfluo il corpo dell’uomo che lo pronuncia, proprio quel corpo che egli sta evocando e tentando di riportare in vita in compagnia di quelle persone. Dunque si tratta di una cerimonia collettiva, la loro, un antico rito del fuoco per celebrare il tramonto, l’evanescente sutura tra ciò che ancora esiste e ciò che comincia a non esserci più.

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28 risposte a Cerimonie

  1. Grazia Bruschi ha detto:

    a furia di cercare ci si perde, il che non è poi così male

  2. L. ha detto:

    E’ il contemporaneo che ci perde 🙂

  3. tilladurieux ha detto:

    Qua in mezzo c’è del divino, che io non conosco, ma ogni tanto riconosco.

  4. L. ha detto:

    Lei lo possiede, il divino, Tilla-scintilla 🙂

  5. S. ha detto:

    mi ricorda, questo post, un libro di cui non ricordo il titolo, di Catherine Millet…ebbe un grande successo in Francia nel 2002 credo.
    Il corpo come tramite…si annoia molto Signor L.?

  6. L. ha detto:

    Il corpo come l’entità che uscirà sconfitta dalla nostra epoca, questo soprattutto.
    il signor L. si diverte abbastanza, S. Lei come se la passa?

  7. gaiagertrude ha detto:

    Mi sono persa in questa prosa. Sublime.

  8. Gildo Priblic ha detto:

    Schnitzler, in Doppio sogno, ha usato il bisturi per dire le stesse cose, la vanga mnestica non Le si addice L.

    • L. ha detto:

      Lei si riferisce al film di Kubrick, Priblic, non al testo di Schnitzler, o ancor di più alla “nascita della tragedia” di Nietzsche. Qui si dice di fine del corpo, e non faccia finta di non saperne nulla.

  9. gelsobianco ha detto:

    Signor L, da un po’ sto leggendo ciò che Lei scrive.
    Con vivo interesse.
    Trovo notevole e condivido quello che mi giunge con questo Suo “Cerimonie”!
    Le auguro una buona serata!
    La saluto con un sorriso
    gb

  10. tantopercantare ha detto:

    Accidenti, un po’ la odio signor elle. Bello, veramente.

  11. L. ha detto:

    Mi sa che lei si è stufata leggendo il resto 🙂

  12. xxlucreziaxx ha detto:

    ammaliata, dalla città, le luci e quell’incontro di corpi.

  13. xxlucreziaxx ha detto:

    come non detto, devo aver sbagliato qualcosa nell’inserimento del link (commento precedente) e non ho possibilità di cancellarlo. Pardon!

  14. Andrea Dévis ha detto:

    Un’orgia? Le ho sempre trovate tremendamente dispersive. E facili.
    È quando si è solamente in due che le cose si fanno difficili sul serio, e lì, la materia prova a fondersi.
    Ma forse lei parlava di un meeting d’affari, e ho travisato tutto per colpa della mia mente annebbiata dal piacere (il piacere di leggerla, s’intende).

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