Correre

Il signor L. sta correndo lungo la fondamenta di Sant’Eufemia in direzione del Molino Stuky dove invertirà la rotta per ritornare nuovamente sui suoi passi. O sarebbe meglio dire sulle sue falcate, visto che si tratta dell’attività cui il suo corpo dedica la primissima parte della mattina. Gli piace molto correre all’alba. A Parigi lo fa tra il giardino di Bercy e Port de la Gare, a Venezia ama farlo alla Giudecca. La vista che si gode sulla città lo solleva, lo rende più agile, quasi più leggero.
Il signor L. di solito non corre da solo. Egli conosce poco la solitudine, è sempre circondato da maestranze, tecnici, collaboratori, amicizie più o meno intime, comunque persone che hanno bisogno di lui, quanto lui ha bisogno di loro. La sua rete. La città che lo abita e che lo rende uomo. Anche la sua corsa si svolge all’interno della città, negli stessi luoghi in cui anche ella corre.
Egli adesso respira, lancia una gamba davanti, poi quell’altra, sente l’aria scivolare sul suo volto e si domanda che correre sia il suo. E’ regolato solo sul suo corpo o anche su quello altrui? Quell’anziano che lo sopravanza di una decina di metri lo sta costringendo a inseguirlo per colmare il divario di prestazione e dunque di età oppure non ha alcun effetto su di lui? E‘ ancora, si tratta di un correre verso qualcosa, il suo, o di un allontanarsi da qualcosa d’altro? Vuole fuggire o vuole raggiungere?
Il signor L. ha l’impressione di non disporre del proprio corpo come vorrebbe, egli amerebbe concludere in se la sua corsa ma deve ammettere che quel mondo che lo circonda e che corre con lui finisce per alterare la sua falcata, per condizionarla, per sottrarla a lui e renderla parte di un tutto, dove la gamba che corre non può distinguersi dal selciato su cui corre, l’aria che inspira da quella che gli sta attorno. Evidentemente il suo correre ha a che fare con il tutto, è questa la magia della corsa.

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58 risposte a Correre

  1. dorotea ha detto:

    L’estetica della corsa…
    Seguendo sfumature differenti, ma mi viene in mente “L’uomo che corre” di Grossam.

  2. crisalide77 ha detto:

    A Miss M. invece piace correre da sola 🙂

  3. tilladurieux ha detto:

    Bentornato signor L. E’ sempre un piacere leggerla. Vorrei tanto commentarla poeticamente, ma qualcosa di istintivo e viscerale me lo impedisce. Forse l’aglio nello tzatziki che ho mangiato a cena.

  4. Stefano Re ha detto:

    Viva la corsa, in compagnia.
    Stefano

  5. keewisback ha detto:

    è proprio questa la parte che non mi convince della corsa.

    • L. ha detto:

      Il signor L. teme non ci sia nulla che può rimanere circoscritto a se stessi, nemmeno il proprio corpo. Siamo pubblici, signorina K.

      • keewisback ha detto:

        Appunto.
        Non vedo perché mettersi a correre, quando già da fermi siamo parte del tutto.
        Non ci vedo alcuna novità nella scoperta che, correndo, siamo parte del selciato, parte del vecchietto, parte di noi stessi e parte di quel laghetto che stiamo per raggiungere là, mentre il tramonto ci lambisce la punta dell’orecchio destro.
        Specialità sì, novità no.

      • keewisback ha detto:

        Sul siamo pubblici, dissento.
        Cose di tutti? …sei matto?
        Io non sono di tutti, soprattutto perché a stento sono di me stessa, che sono quella più vicina a me medesima, figuiamoci quanto possa essere degli Altri!
        Io sono ‘negli’ altri, non ‘degli’.

        • L. ha detto:

          Il signor L. invece è di tutti, povero lui:-)

          • keewisback ha detto:

            ricchi gli altri…

            • L. ha detto:

              Egli ritiene di essere “di tutti” e non “in tutti” per via di una certa irrevocabilità che sente incombere. Egli teme di non potersi ritrarre, dunque di non poter riappropriarsi della parte di sé che è in loro. Parimenti anche gli altri che sono in lui non possono essere separati da lui e, per questa ragione, diventano “di lui” o addirittura lui.

              • keewisback ha detto:

                E’ questa la sottile e netta linea che separa le nostre visioni.
                Essere “mio” non significa (per me) che sia anche “me stesso”.
                Non ho appendici corporee ed invisibili di persone, bensì contengo l’essenza di quelle persone nell’immensità del mio spirito, le accolgo e in alcuni casi la rigetto, con dolore.
                E’ il concetto di irrevocabilità che è terribile e al sol pensarci mi opprime: penso non esista un’irrevocabilità, perché ciò presupporrebbe un ‘finito’, mentre… niente è finito.
                A pensarci mi vengono le vertigini.

  6. gelsobianco ha detto:

    Bentornato, signor L.:-)
    Lei si pone domande molto importanti e… le fa fluire nella chiusa del suo scritto.
    Condivido.
    gb

  7. ludmillarte ha detto:

    Signor L. piacere Ludmilla. “scandire il tempo per armonia” questo è per me la corsa fisicamente, mentalmente e metaforicamente (ne avevo scritto un mesetto fa). mi sono ritrovata nelle considerazioni qui scritte compresa l’incantevole conclusione che la corsa sia magia (e poi solo a pensare in quali luoghi corre!)

    • L. ha detto:

      La ringrazio, signora Lu., in effetti l’armonia con le cose è una delle implicazioni della corsa, alla pari della scomparsa dell’immagine di sé.

      • ludmillarte ha detto:

        “… ho corso nel buio tutte le volte che la mia ombra mi inseguiva/ ho corso per distaccare quell’ago sfilato a voler invano suturare ferite/ ho corso per scappare e magari ritornare/…/ho corso e corro per immergermi nel dolore finchè serve/…/corro lungo un ciglio per ricordarmi che molto dipende da me, il resto è destino/ corro in dedali di specchi…/corro per sopravvivere
        rincorro un sogno (mia immagine).”
        grazie a Lei, signor L. 🙂 buona serata

      • gelsobianco ha detto:

        Mi perdoni se mi intrometto, signor L. nel dialogo tra lei e la signora Ludmilla.
        “è questa la magia della corsa”. Così lei conclude il suo “post”.
        Ecco il perchè, nel mio breve commento precedente, avevo scritto “e… le fa fluire nella chiusa del suo scritto.”
        Buona nuova settimana, signor L.!
        gb
        Un sorriso per lei e per la signora Ludmilla.

  8. Edoardoprimo ha detto:

    Fa bene correre aumenta l’ossido nitrico che, agisce come vasodilatatore migliorando le prestazioni, lo dice un certo… Luis Ignarro. 😉
    Edo

  9. xxlucreziaxx ha detto:

    Sensazioni simili le assaporo ogni lunedì mattina all’alba,
    correndo però con la mia auto, da una città all’altra.
    Divento parte dell’orizzonte, del sole che sorge,
    divento liquida e intrisa del tutto.
    Ed è bello, Signor L…. 😉

  10. rossodipersia ha detto:

    Ma si corre per fuggire o per arrivare?

  11. Gildo Priblic ha detto:

    L., qualora riesca a fermarsi, le consiglio un libro che ritengo sia ormai improbabile trovare in libreria, ancorché su siti web, ma la ricerca dell’impossibile non le impedisca di iniziare a cercare: Vincenzo Sarausano, “Estetica del corridore”, Tip. D’Anna 1933. Trattasi, mi scusi il bisticcio, d’un trattatello di poche pagine, appena 60, in 32°, dedicato agli atleti che (cito) “grandeggiavano” durante il periodo fascista in Italia: quasi me la vedo, L., che corre mostrando un filino del libro che sporge dalla tasca dei suoi short, petto in fuori e ginocchia avanti. Non lo trovasse, cosa probabile, certo può trovarne una copia, leggermente lisa agli angoli, sullo scaffale della biblioteca di Priblic, in Palermo, qualora passasse da queste parti.

  12. Jihan ha detto:

    sorrido. l’arch. Priblic è irresistibile quando fa il cattivo 🙂 io per ricompensarla, L. le consiglio invece L’arte di correre di Murakami, sono sicura che la conquisterà. 🙂

  13. Edoardoprimo ha detto:

    Signor L. ritengo che sia il caso di smettere di correre, sono otto giorni che corre.
    Dove la trova tutta questa resistenza?
    Lascio uno spunto di riflessione: “La tartaruga è un animale lentissimo che può campare trecento anni… e prova vivente che correre non serve a niente!” 🙂
    Edo

  14. gaiagertrude ha detto:

    Correre è una delle cose più belle in assoluto. E come tali, richiede fatica. Ma la ricompensa decisamente ne vale la pena… Si sente dentro e si vede fuori. Signor L. mi ha ricordato che devo farlo più spesso…

  15. rO ha detto:

    Stamattina sono andata a correre lungo un argine, che non è un canale, ma c’è pur sempre dell’acqua e il cielo oggi è blu come a Venezia. Ho incrociato più volte un uomo che avrà avuto circa sessant’anni. La prima volta non mi ha detto nulla. Al mio secondo giro mi ha detto “Complimenti!”, al terzo mi ha chiesto quanti chilometri correvo. Aveva una pancia enorme, come Bacco Natale. Prima di salutarmi definitivamente ci ha tenuto a dirmi che anche lui correva ma ora è in periodo di riscaldamento e cammina soltanto.

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