Traghetti

Ormai sembrano essersene andati anche i gabbiani, l’inverno ha preso il sopravvento e un cielo bianco e polveroso sta avanzando da ovest e promettendo la prima neve della stagione.
Il signor L. guarda il mare scostando la tendina di pizzo della sua stanza. Tra poco uscirà da casa della signora Lubke e si recherà a piedi fino al porto dove consulterà gli orari dei traghetti in partenza dall’isola. Oggi una bassa marea particolarmente pronunciata impedisce alle barche di attraccare e mantiene questa lingua di sabbia separata dal mondo. Ma domani il mare colmerà nuovamente il canale e il traghetto potrà riprendere il suo tran tran, attracca, riparti, riattracca di nuovo, l’isola tornerà ad essere collegata al mondo. Domani l’acqua riprenderà a fluire e il sangue ricomincerà a scorrere.

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Going to a town

L’autunno è trascorso rapidamente, il vento ha spazzato tutti i giorni la spiaggia e le canne si sono tinte di un verde più argenteo, come il volto di un anziano. In questi mesi il signor L. avrebbe dovuto riflettere sulla sua lontananza da Parigi ma in realtà ha trascorso il tempo all’interno di questa lontananza e dunque non ha pensato ad essa. Ha dimenticato il cantiere di rue Eugene Manuel, ha dimenticato le coquilles alla Saint-Jacques con topinambur del Village e anche il corpo della signorina S. adesso gli appare meno concreto, come se tutta quella materia fosse ritornata indietro, dal reale al possibile.
Questa mattina sta camminando lungo la strada principale del villaggio, avvolto in una sciarpa di lana color melassa, con la sensazione che la parentesi sull’isola sia destinata presto a terminare. Non c’è una ragione precisa, è la qualità del vento a suggerirlo. Queste raffiche gelide stanno cominciando a ferirlo.
Egli si approssima dunque a ritornare nella città e a riprendere il suo posto all’interno del conflitto. Ha goduto per mesi il beneficio del vuoto, adesso è tempo di ricominciare a riempirlo.

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Lampi

La giornata è stata inquieta sull’isola. Una strana tensione ha affilato l’aria e l’ha resa tagliente come la lama di un bisturi. Poi la sera si è sentito finalmente il profumo dell’ozono e dopo un poco è esploso all’orizzonte un temporale di lampi e di pioggia.
Il signor L. è nudo sul terrazzo della sua stanza e osserva i fulmini scendere dalla volta e conficcarsi tra i rami degli alberi, tra la sabbia e le canne. In altri casi egli vede solo il cielo illuminarsi, come per il deflagrare di una bomba, oppure un timido sussultare della luce, come quando si preme l’interruttore e la lampadina si accende ma quasi subito si brucia.
Il vento soffia forte sul suo corpo, gira attorno alla schiena e sbuca fuori da dietro la nuca per rituffarsi martellante nella notte. Egli ha l’impressione di essere tutt’uno con la natura ma si tratta soltanto di un temporaneo abbaglio dei sensi, come se quella luce che esplode nel cielo esplodesse anche nei suoi neuroni illudendolo di appartenere a un tutto da cui è stato invece separato nel momento in cui è venuto al mondo. Eppoi quell’orizzonte che definisce come natura deve la sua esistenza alla mano dell’uomo e dunque egli sbaglia a pensare che si tratti di qualcosa che lo travalica e lo ingloba quando invece si tratta soltanto di qualcosa che non gli appartiene e che gli sta di fronte.
Ma forse la ragione del senso di comunione che egli prova deriva dal fatto che la natura che egli crede si trovi fuori di lui in realtà si trova dentro di lui, in quell’homo faber che ha dimenticato a Parigi e al quale il fragore del tuono, per un attimo, lo ha ricongiunto.

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Natura

Il signor L. sta osservando i cespugli scossi dalla brezza leggera della mattina e godendo della sensazione di pace che quella natura selvaggia gli trasmette, quasi che il primordiale della natura faccia pari con il primordiale in lui, un tempo talmente antico e talmente accettato da renderlo tranquillo e calmo. Ma in realtà ciò che gli appare come natura, quella spiaggia selvaggia, quella vegetazione spontanea, quei cavalli che vagano tranquilli tra le dune, è quanto di più artificiale vi sia a quelle latitudini, il prodotto di secoli di lotta dell’uomo contro la furia della tempesta, un simulacro talmente simile al vero da confondersi con esso e rendere impossibile ogni distinzione.
Il signor L. si chiede se la propria idea di natura debba continuare ad escludere l’uomo e dunque se questi non sia parte del tutto ma sia solo un soggetto terzo che non è chiamato a partecipare al discorso. Oppure se l’uomo, come è evidente a Schiermonnikoog, faccia parte del discorso e dunque non vi sia alchimia o tecnologia o pratica che possa sottrarsi al partecipare alla natura, un ipad alla pari di un bosco.
Ma in quel momento l’ipad gli segnala l’arrivo di un messaggio della signorina S., la sua amante lo sta cercando da giorni e può darsi che proprio in quel corpo mutante egli troverà la risposta alla domanda che si è posto.

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Tramonti

Il signor L. sta osservando il tramontare del sole appoggiato al parapetto del terrazzo della sua stanza. La luce, decisa e robusta fino a qualche attimo prima, adesso sembra aver preso a vibrare, come non volesse cedere il posto a quel chiarore più tenue, a quel punto di vista meno netto che  accompagna ogni cosa quando questa si appresta a svanire. Vibra la mano che chiama e vibra la luce che si spegne.
Le giornate a queste latitudini sono più lunghe e anche i gesti della vita si allungano, come fosse tutto in proporzione, tutto calibrato sulla relazione e niente sul valore assoluto. Il pensiero che guizza a Parigi qui avanza incerto, come sentisse il bisogno di esaminare ogni possibilità e non avesse fretta di decidere quale scegliere. Il signor L. guarda il cielo tingersi lentamente prima di viola e dopo di blu e si chiede se la precisione con cui la quale esamina i pochi eventi che cadenzano la sua giornata stia spalancando il suo orizzonte, e dunque gli permetta di vedere meglio le cose, o se, al contrario, i pochi eventi che accadono lo stiano separando dalle cose e dunque stiano restringendo il suo orizzonte. Ma adesso l’orizzonte ha il colore dell’inchiostro appena steso sul foglio e il signor L. si accorge che è calata la notte.

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L’isola

Stamattina lo ha chiamato Margaux per sapere quando aveva intenzione di ritornare a Parigi, ci sono alcuni documenti da firmare e alcuni dettagli degli arredi di rue Eugene Manuel da decidere. Il signor L. ha preso tempo, ha detto che intendeva fermarsi ancora qualche giorno sull’isola, evitando di riferire alla sua assistente la ragione della sua scelta. Egli desidera continuare ancora un po’ a non comprendere. Non comprende la lingua. Non comprende il luogo. Non comprende il suo stare appartato.
Non è che egli sia in balia di sè stesso nè del soffiare del vento o del verificarsi dei fenomeni naturali, si tratta di un impulso più segreto, di un moto profondo dell’animo umano che ha a che fare con l’intuizione e con l’immaginazione. Come quest’isola che si sposta di un chilometro a secolo, il signor L. sente il bisogno di star fermo per potersi spostare da sé.

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Potenti

Tra i diversi nulla che compongono le sue giornate sull’isola, stamattina è spuntato il ricordo di un piccolo dipinto di Bartholomeus Van Der Helst che un suo cliente gli ha proposto alcuni anni fa quale acconto per un appartamento in rue Breguet e che lui non ha preso in considerazione. Il dipinto è stato poi acquistato dal Rijksmuseum di Amsterdam dove tutt’oggi è esposto. Il signor L. stamattina ha preso il traghetto e si è recato nella capitale olandese per rivedere il dipinto e rimpiangere la sua scelta sciagurata. O così almeno credeva.
Osservando i quadri del pittore fiammingo gli è però parso di cogliere un che di sconsolato, di rassegnato, di arreso, nel volto dei potenti ritratti dall’artista, come se quella condizione di superiorità sociale costituisse l’unica prospettiva data loro e dunque li vincolasse ad una muta e perenne immobilità, senza alcuna speranza. Al contrario dei visi ritratti in ambienti popolari, con sguardi e gote colorate dal desiderio.
Il signor L. è dunque ritornato sull’isola con la sensazione che quel lontano rifiuto non sia stato ingiustificato e istintivo, come egli temeva, ma semmai preveggente e profetico. Un presentimento analogo a quello riguardante il suo soggiorno a Schiermonnikoog.

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